Faccia a Faccia

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Da quando il giovane e prestante John Kennedy sbaraglio’ il veterano Richard Nixon nel primo dibattito presidenziale della  tv, gli scontri fra i candidati alla presidenza si sono trasformati in una performance quasi cinematografica alla conquista del gradimento di un pubblico distratto ma implacabile,  dove l’apparenza si sovrappone spesso alla sostanza. Ecco perche’ Obama e Romney sono in ritiro da giorni per prepararsi al primo fra i tre dibattiti presidenziali di questa tornata elettorale. Una grande occasione per esporsi al pubblico e farsi scegliere dagli elettori. Ma come insegnano i dibattiti in tv, ogni errore potrebbe essere fatale e basta un solo gesto, una distrazione una semplice gaffe a vanificare lo sforzo di una campagna elettorale estenuante e dispendiosa- E’ giusto quindi che in un contesto cosi’ serrato e con una posta in gioco cosi’ alta dettagli come una cravatta sbagliata o un gesto di stizza diventino cosi’ significativi da distruggere definitivamente le aspirazioni presidenziali? Implacabili dettano legge  le telecamere che seguono tutto, trasmettono tutto e sopratutto non socchiudono mai gli occhi…

11 settembre, 2001

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Tutti ci ricordiamo dove eravamo quel giorno quando due aerei si schiantarono sulle Torri Gemelle. Tutti ci ricordiamo cosa stavamo facendo e con chi eravamo quando il nostro mondo e’ cambiato per sempre.  Tremila morti, due guerre e la certezza che niente sarà più lo stesso.
Oggi, Ad 11 anni dall’attentato alle torri gemelle ci prepariamo a commemorare quella tragedia,  ancora impressa nella memoria di tutti. E’ una giornata difficile questa per un paese, l’America, unito nel dolore ma lacerato fra un ricordo indelebile e la voglia di ricominciare per riproiettarsi verso il futuro.  Le commemorazioni saranno sobrie il dolore vivido, e  nonostante si cerchi di voltare pagina la ferita ancora aperta dopo 11 anni.
A tutti quelli che ci hanno lasciato quel giorno, alle loro famiglie e a tutti noi, queste foto sono per ricordare e commemorare il giorno in cui tutto andò in fumo.

E voi dove eravate quell’11 settembre?

First Celebrity

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Con il suo discorso che ha aperto la convention democratica Michelle Obama ha  spiegato perche’ si e’ innamorata di Barak e ha cercato di  convincere l’elettorato che suo marito e’ un grande uomo, padre e un grande presidente e che merita un secondo mandato presidneziale. Celebrita’ indiscussa, la First Lady Michelle  e’ opinionata, energetica combattiva ed e’  sempre sotto i riflettori. La sua retorica si spinge oltre i confini della politica per abbracciare tutto lo spettro dell’elettorato femminile, cosi’ importante per la rielezione del marito.  Icona di uno stile ostentatatamente glamorous la sua presenza mediatica e’ senza precedenti e fa della prima donna d’America, la prima celebrita’ del paese.

Tempi di Saldi

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La convention sta per cominciare, la first Lady Michelle Obama si appresta a parlare alla nazione, intanto, la campagna elettorale di Obama sconta tutti i gadget, del 25%.  Ma  se i saldi favoriscono gli acquisti, psicologicamente forse fanno pensare a qualcosa che ha fatto il suo tempo e  che forse  non serve piu’….. guarda la galleria di cappellini e magliette che si possono acquistare ad un quarto del prezzo originale.

Isaac, sette anni dopo

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Sette anni dopo il disastro di Katrina, Isaac si rafforza ogni secondo e punta dritto verso New Orleans. La popolazione si sta preparando e sono sta gia’ state ordinate evacquazioni obbligatorie per intere contee. Quando Isaac tocchera’ terra diventera’ un Uragano di forza 2. Con lo spettro di Katrina, in mente la gente si prepara ad affrontare un’altra emergenza ,memore del disastro di sette anni fa quando il sistema di dighe di New Orleans cedette e morirono 1836 persone. Guarda le prime foto di Isaac

 

Marketing o Arte?

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Con  la crisi dell’editoria,  sempre più spesso le riviste americane  abbandonano gli standard del rigore giornalistico e del buon gusto  e ricorrono alla provocazione per compensare il calo delle vendite che punisce la divulgazione della carta stampata. E’ una spirale che vede impegnate testate prestigiose in una escalation di sensazionalismo sempre più smaccato.  Ma servono davvero a vendere di più? La logica della  copertina di una rivista è quella di attrarre il lettore comunicando una sensazione e trasferendo un messaggio.  Provocatoria, osé, malinconica o drammatica,  si impone quindi come testimone del tempo e si  imprime nella memoria di chi legge.  Qui sopra, sfogliamo  alcune delle copertine più significative dell’editoria americana.

I volti del male

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Aveva le mani legate dietro la schiena e lo stesso sguardo perso della prima udienza ma quando James Holmes riceveva 24 capi d’accusa per omicidio di primo grado e 116 per per omicidio premeditato, non abbiamo visto la sua faccia.  Il giudice Syevester ha negato, almeno per ora, l’accesso alle telecamere.  Eppure, i più importanti processi americani negli ultimi anni si sono tenuti davanti alla televisione. Perchè vogliamo vederli questi accusati? Semplice identificazione del male o pensiamo di capirli meglio da soli guardandoli in faccia gli imputati? Cosa ci raccontano le loro facce le loro espressioni che gli atti processuali non ci dicono? Non vedremo mai  il rancore determinato degli architetti  dell’ 11 Sett. processati fuori dal mondo che hanno cambiato, eppure la prova del guanto di OJ Simpson, lo sguardo di sfida di John Gotti, la faccia da ragazzo pulito di Timothy Mc Veigh, la maschera sofferente di Micheal Jackson, come le manette a Mike Tyson, rimangono l’immagine  dei crimini ai quali, colpevoli o innocenti, sono indelebilmente legati.

Sotto gli Occhi

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Dopo 18 mesi  di disordini sfociati in una truculenta guerra civile, il regime di Assad ha i giorni contati ma gli americani non sanno ancora chi e cosa verrà dopo di lui. Dopo mesi di indecisione, preoccupati  ora delle infiltrazioni di Al Quaida fra i ribelli,  gli Stati Uniti  hanno  abbracciato la strategia del leading from behind,  del pilotare dal dietro, trovata strategica dell’amministrazione Obama, già  utilizzata nei confronti  dell’Egitto e della Libia. La situazione siriana è complicata: certo, una potenza con le armi chimiche è un tassello cruciale nel contesto geopolitico internazionale dalla quale stare lontani perchè complessa, difficile, pericolosa, dalle infinite ramificazioni.  Dopo decine di migliaia di morti  fra civili, donne e bambini, l’urgenza di una qualsiasi azione decisa avrebbe dovuto essere incalzante, mancano invece le informazioni che sono incomplete. La CIA  non ha una presenza  in Siria, lamentano gli analisti, e  gli Americani devono appoggiarsi ai servizi segreti stranieri mentre non si intravede ancora lo scenario del dopo Assad. Eppure l’amministrazione Obama ha avuto tempo e  soprattutto tante immagini raccapriccianti sulle quali riflettere per concertare una strategia ma ha ritenuto di “pilotare da dietro”,  mentre davanti ai  suoi  occhi, come ai nostri , si assisteva al massacro.

 

Solo, ma non da solo

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E’ costretto ad indossare una maschera perché sputa sulle guardie carcerarie James Holmes, non ha ancora ricevuto visite e probabilmente  in tribunale  fingeva una follia ad uso delle telecamere  perché non era sedato.

Strategia di difesa o reale follia,  ci vorranno dei mesi prima di delineare un ritratto della sua personalità.
Di Holmes non trapelava  molto eppure non era invisibile e nel tempo  aveva lanciato dei campanelli d’allarme al quale sono rimasti tutti sordi.

Timido ed introverso, aveva  improvvisamente abbandonato gli studi, poco  prima l’eccidio era stato rifiutato da un poligono di tiro perché il proprietario, nel contattarlo, aveva  sentito  sulla sua segreteria telefonica una voce metallica farneticante  che imitava il Joker di Batman.

Poi c’è il quaderno di disegni che illustravano il massacro che Holmes aveva inviato una settimana prima l’eccidio ad uno psichiatra dell’università.

Disturbato certo e soprattutto solo anche se mai da solo.

Comprava armi, comunicava in internet, lavorava all’università, frequentava seminari,  aveva dei genitori,  eppure  la prigione della sua follia era fortificata dal silenzio che gli stava intorno.

E’ possibile  che mai  nessuno, un compagno, un collega, un professore, un parente, un prete,  un vicino di  casa, in tutti quei mesi in cui Holmes preparava il massacro  non  abbia mai sfidato la fortezza della sua solitudine?

Il miglio verde

 

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Scivolammo sulla strada seguendo le luci del penitenziario di Salt Lake City che brillavano in quella notte ghiacciata del 26 gennaio.  L’auto mi lasciò nell’ enorme parcheggio insieme ai mezzi mobili delle  tv di tutto il mondo. John Albert Taylor, condannato per aver stuprato e strangolato Karla King, una bambina di 11 anni, era  nel braccio della morte e  per morire aveva scelt0  la fucilazione.

Sembrava non finire mai il cammino che portava alla sala stampa, il bagliore acido del neon il pavimento di linoleum, i muri candidi, l’acre odore di disinfettante. Non c’è nulla sul quale posare lo sguardo per aggrapparsi alla vita e quando  entri lì,  ti  senti già morto. Continua a leggere