Day 3, Terzo giorno

Dopo tre giorni di paralisi del governo federale  il muro contro muro fra Presidente e Congresso continua.  Obama alza la posta del conflitto fra le parti e avverte la nazione: lo shutdown ha conseguenze perniciose sul paese, ma il default che risulterebbe dal protrarsi dell’impasse  si abbatterebbe come una catastrofe sul mondo intero.
Definisce  “ricatto” la posizione dei repubblicani  e non vuole cedere.

Niente provvedimenti  “tappabuco” che finanzino questa o quella agenzia come suggeriscono i republicani, la lege finanziaria va approvata  “clean”, pulita.  “Ma se ci fosse la possibilita’ di finanziare  magari una agenzia e cosi’ facendo salvare un bambino che deve cominciare una cura sospesa per mancanza di fondi a conseguenza dello shutdown?”
Chiede ieri la corrispondente della CNN. E perché dovremmo farlo le risponde  il dem. Henry Reid dal suo pulpito istituzionale mentre difende la posizione del presidente?

Sulla stanza piena di giornalisti si abbatte il silenzio e lo sdegno collettivo che non stempera l’ostinazione delle parti che, anche oggi  preferiscono sacrificare la nazione e magari quel bambino, piuttosto che mostrare anche solo l’ombra del compromesso.

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