Random violence

Li chiamano atti di violenza random, atti di violenza a caso e l’ultimo agghiacciante episodio e’ avvenuto su  un bus di  San Francisco- quando un uomo  ha tirato fuori una pistola da una tasca, sogghignando se l’è  passata fra le mani e poi, a sangue freddo,  ha sparato un colpo alla testa di Justin Valdez  che non conosceva ma che sfortunatamente gli sedeva accanto. Continua a leggere

Evitando il Default

 

Cinque anni dopo la crisi finanziaria americana che ha scatenato una recessione globale la paura di un default degli USA si appalesa, fra l’intransigenza delle parti che ancora non trovano un accordo. Sono incagliate in una guerra ideologica Repubbliani e Democratici e alzano ancora una volta la posta in gioco paventando la catasftrofe mondiale se  entro il 17 di Ottobre non si arrivasse ad un accordo perche’ allora gli Stati Uniti andrebbero in default. Il pericolo sarebbe non piu’ di una recessione economica ma di una depressione catastrofica. Le  ripercussioni  in campo internazinale di questo braccio di ferro pero’  si sentono gia’. Obama  ha rinunciato all’incontro dei paesi del Pacifico lasciando campo libero alla Cina fra la soddisfazione di Putin che ha commentato sardonico  “Se avessi i problemi di Obama rimarrei anche io a casa”. Anche le trattatative sul grande accordo commerciale con l’Europa sono praticamente ferme grazie allo shutdown che ha ridotto lo staff delle agenzie governative americane all’osso. Manca poco piu’ di una settimana prima di un possibile default americano, per Obama e Bohener il tempo stringe ma ognuno di loro puo’ decidere di cambiare le sorti del mondo, tutti gli altri invece possono solo attendere.

Day 3, Terzo giorno

Dopo tre giorni di paralisi del governo federale  il muro contro muro fra Presidente e Congresso continua.  Obama alza la posta del conflitto fra le parti e avverte la nazione: lo shutdown ha conseguenze perniciose sul paese, ma il default che risulterebbe dal protrarsi dell’impasse  si abbatterebbe come una catastrofe sul mondo intero.
Definisce  “ricatto” la posizione dei repubblicani  e non vuole cedere. Continua a leggere

Shut down, paralisi

Prima giornata di paralisi del governo americano ma la tensione fra Il presidente Obama e il Congresso dopo lo shut down, non si allenta.
La serrata del governo statunitense in seguito al braccio di ferro fra il legislativo e il presidente è ancora in corso i toni si accendono, il rancore rimbalza da una parte all’altra del paese.
Ottocentomila persone sono sospese indefinitamente dal loro incarico mentre un altro milione è al lavoro senza stipendio, mancano i soldi in quanto non si e’ arrivati ad un accordo sul budget.
Al centro della questione la riforma sanitaria voluta da Obama che i repubblicani al Congresso non vogliono finanziare. Mancato l’accordo e scaduto l’anno fiscale e’ sopraggiunta quindi la paralisi. Un fenomeno che non si verificava da 17 anni. Continua a leggere

Obamacare

Stretto fra il braccio di ferro con il Congresso sul deficit dello Stato, e la visita del Premier Nethaniau, Obama inaugura oggi un nuova stagione per il suo paese.

Da questa mattina entra in vigore la sua riforma sanitaria sulla quale ha investito gran parte del suo capitale politico.
Osteggiata dai repubblicani e invisa a gran parte degli americani, The Affordable Care Act permetterà’ al 15% degli americani di accedere alla assicurazione medica offrendo questo servizio a chi, prima di oggi, non poteva permetterselo.

Una legge voluta ad ogni costo dal presidente che ne ha fatto il suo vessillo. Una legge che definirà l’eredità politica di Barack Obama anche se per molti rimane troppo costosa e imperfetta.