Il miglio verde

 

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Scivolammo sulla strada seguendo le luci del penitenziario di Salt Lake City che brillavano in quella notte ghiacciata del 26 gennaio.  L’auto mi lasciò nell’ enorme parcheggio insieme ai mezzi mobili delle  tv di tutto il mondo. John Albert Taylor, condannato per aver stuprato e strangolato Karla King, una bambina di 11 anni, era  nel braccio della morte e  per morire aveva scelt0  la fucilazione.

Sembrava non finire mai il cammino che portava alla sala stampa, il bagliore acido del neon il pavimento di linoleum, i muri candidi, l’acre odore di disinfettante. Non c’è nulla sul quale posare lo sguardo per aggrapparsi alla vita e quando  entri lì,  ti  senti già morto.

Ma la vita pulsava  quella notte,  la prigione fremeva di giornalisti nell’incessante rituale del racconto. Con diligente dovizia di dettagli un portavoce scandiva ogni azione del condannato.
L’incalzare dei minuti che avrebbero portato alla mezza notte faceva crescere la mia nausea.
Sarei stata lì, mentre un uomo lasciava la vita per decisione di un tribunale.

Pensai a  Karla e a sua madre mentre l’assassino della sua bimba si preparava a morire.
John Taylor aveva consumato il suo ultimo pasto che aveva scelto lui stesso  una bistecca, ci informò il portavoce del carcere.
Nella stanza dell’esecuzione Taylor Indossava una tuta blu con un cerchio bianco intorno al cuore, sollevò la testa per  assecondare la mano di una  guardia che  gli fissava le cinture che lo avrebbero agganciato alla sedia.
“Ricordatevi di me ma lasciatemi andare” disse Taylor prima che una guardia gli infilasse il cappuccio. Un plotone di cinque persone mirò dritto al cuore,  un fucile era caricato a  salve per lasciare a ciascuno dei cinque uomini l’illusione di non essere  il boia.
Poco dopo le 12.00 un medico si avvicinò  e lo dichiarò morto.  “Giustizia è fatta gridò fuori dal carcere un gruppo di persone mentre altre urlavano la barbarie della pena capitale.

Dall’altra parte della città in una stanza d’albergo la madre di Karla orbata brutalmente dell’amore più grande veniva intervistata. “Parte di me voleva che John morisse, parte di me si rammaricava per lui.  My heart goes out to his mom— ma  il mio cuore questa sera è per sua madre.”

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26 risposte a “Il miglio verde

  1. per questi crimini nessuna pietà. chi uccide può farlo ancora pertanto meglio venga eliminato. la mela marcia deve essere buttata altrimenti fa marcire le altre nel cestino della vita. le modalità non sono importanti. dovrebbe essere una regola internazionale e non mi si dica che la paura di morire non eviterebbe molti dei crimini che vengono commessi ogni giorno nel mondo.

  2. … “per questi crimini nessuna pietà” …. E chi decide quale sia il crimine per cui avere pietà (ovvero per cui non spetta la pena di morte) e quale invece sia quello per cui NON avere pietà (ovvero per cui spetta la pena di morte) ? Il comune senso di giustizia ? Il comune senso della moralità ? Cosa ?
    E’ pericoloso valicare anche una sola volta, anche per crimini orrendi (come questo), il confine che ci dà il diritto di uccidere, di decidere della vita d’un altro uomo (anche se quest’uomo è il più disgustoso degli uomini).
    La stroria recente ci insegna che una volta valicato il limite, l’uomo inizia a costruire le camere a gas e i forni crematori comuni .

  3. Giustizia è fatta !!! Non aggiungo altro. Pensate invece alla povera Karla…. non mi viene di pensare alla sua fine, nemmeno lontanamente !!!

  4. pER QUESTI ORRENDI DELITTI,BISOGNA MANDARLI NELLE MINIERE PER TUTTA LA VITA COSì
    I COSTI NON DEVONO RICADERE SULLA SOCIETA’.
    AFFIDARLI AD UN PERVERTITO,COSI’ DA SODDISFARE TUTTE LE SUE MANIE.

  5. x Sisto Severino

    La storia recente ci insegna solo che dalla galera si esce mentre dalla tomba no,

    e uno così preferisco saperlo in una tomba piuttosto che davanti alla scuola di mio figlio..

  6. I problemi vanno risolti!!!!!! Uno così non ha il diritto di vivere ! VA ELIMINATO!!!!
    Pensate: in Germania i componenti della ciminale baader mainoff ( non sono sicuro di come si scrive) si sono suicidati !!?? In Italia i brigatisti rossi , i mafios ecc vivono pentendosi alle spalle della comunità o tenendo conferenze negli atenei. Bell’esempio di civiltà che diamo come nazione !!!!!… e che bel insegnamento che diamo alle future generazioni.
    Per certi crimini la pena di morte è un segno di civiltà!!!!!!!!!

  7. La pena di morte è quanto di più distante esista dalla giustizia e dalla civiltà.
    E’ la negazione dei più basilari diritti umani.
    Uccidere l’assassino non rimporta indietro la vittima, l’uomo non può “legalmente” uccidere un altro uomo. Questa non è giustizia, è vendetta ed è tipica di paesi in cui il sistema giustizia è carente.
    La giustizia italiana ha sicuramente molti problemi, ma l’abolizione della pena di morte è una conquista di cui dobbiamo andare fieri, siamo più avanti rispetto ai paesi che la prevedono, non il contrario.

    x Pino Colombo
    un sistema che uccide sotto la tutela della legge è marcio tanto quanto il criminale che viene punito con la pena capitale.
    I fatti inoltre ti smentiscono, i paesi che applicano la pena di morte (USA inclusi), hanno tutti un alto tasso di criminalità, la strage di Denver non ti dice nulla?

  8. e’ bruttissimo da dire ma e giusto che sia cosi………mi metto x 1 attimo nei panni dei genitori della bimba e solo al pensiero che succeda 1 cosa cosi ad 1 mio figlio o ad un qualsiasi bambino del mondo
    mi sembra di impazzire……….no…non ci devono essere in giro persone del genere assolutamente no.

  9. Meditate gente tutti possiamo sbagliare non puntate il dito contro gli altri,gli altri potreste essere Voi!
    Meglio la qualità della pena che la pena estrema!

  10. Perfettamente d’accordo con Giuseppe e Sisto Severino.
    Invece per chi dice che quest’uomo non ha il diritto di vivere…voi chi vi credete di essere…Dio???
    Queste menti perverse e malate vanno assolutamente punite e rinchiuse a vita in modo che non possano più nuocere. Castrate se necessario.
    Ma il diritto di vita o di morte solo Dio può deciderlo.

  11. Io penso che fondamentalmente la pena capitale sia ingiusta…
    Però non so se continuerei a pensarla allo stesso modo se una cosa del genere accadesse a mio figlio. Giustizia ?? no avete ragione forse è più giusto dire vendetta. Cmq penso che se in Italia ci fosse certezza della pena allora tanti sarebbero contrari alla pena capitale.
    Infatti fondamentalmente credo che il “povero” Saddam sia stato “sfortunatello” a nascere in Iraq.. infatti anzichè essere preso e giustiziati poco dopo, se si fosse trovato in Italia a quest’ora sarebbe comodamente agli arresti domiciliare o peggio ancora se si fosse “pentito” avrebbe continuato a campare tranquillamente di rendita con le tasse che io pago… e ne pago….

  12. Ha ragione Giuseppe, l’abolizione della pena di morte è una grande conquista di civiltà sulla quale non si possono avere dubbi. Ammettere la pena di morte significherebbe ripudiare tutti i principi sui quali si fonda il nostro sistema giuridico. E poi, una volta valicata la barriera della pena di morte, come dice il sig Sisto, chi decide quali siano i crimini da punire con la pena di morte e quali invece no?
    Si comincerebbe con la pena di morte e si potrebbe continuare magari, perchè no?, con una qualche forma di mutilazione. Il problema è che la pena deve tendere alla riabilitazione del colpevole e a fare in modo che non possa più nuocere e non, invece, alla vendetta.
    Uno stato civile non fa vendette.
    In ogni caso bisognerebbe che questi problemi non venissero mai messi ai voti fra la popolazione perchè queste sono materie dove deve prevalere la guida e l’indirizzo del mondo culturale delle università e dei giuristi altrimenti diventa una rissa fra opposti schieramenti politici come ormai accade in tutti i campi.
    Almeno la giustizia andrebbe lasciata fuori e affidata agli esperti.

  13. In questi stati, la pena capitale funziona perchè forse, la % di corruzione è notevolmente bassa, ma in Italia, sai quanti poveri disgraziati finirebbero sulla sedia al posto di altri…….

  14. Purtroppo in Italia per quanto riguarda le decisioni sulle pene da infliggere ai criminali o, come anche definiti da Stella alle menti malate e perverse, non c’è né Dio (che essendo infinitamente misericordioso li assolverebbe con formula piena) né un Giudice che possa giovarsi di un sistema giudiziario tale per cui queste bestie vengano recluse in un cubicolo di 1mtx1mt per il resto dei loro giorni (vivi per carità).
    Anzi Mr. Taylor è stato sfortunato a nascere negli U.S.A. perché se fosse nato qua sarebbe stato quasi certamente riconosciuto incapace di intendere e di volere e quindi “giustamente” inviato in qualche luogo a curarsi i “brutti pensieri” per poi essere rilasciato uscendo tra due ali di folla festante e commossa, grata al sistema per averlo finalmente reintegrato ed avergli dato una seconda chance nella vita.
    Libero e felice avrebbe potuto finalmente cercare e trovare un’occupazione, magari avrebbe incontrato l’amore e si sarebbe forse creato una famiglia, avrebbe avuto tanti tanti bei bambini (una faticaccia inseguire quelli degli altri) e con somma soddisfazione avrebbe così coltivato il suo hobby preferito.
    Avrebbe.

  15. Io sono per la pena di morte anche in Italia. E a quelli che parlano dicendo che la pena di morte è una violazione dei diritti e che nessuno ha diritto di decidere sulla vita di un altro rispondo solo questo: quelli che uccidono e violentano,soprattutto bambini e persone indifese , questi diritti sulla vita degli altri possono prenderseli e passarla liscia??? E’ chiaro che NO!!!! e sono contenta di chi si fa giustizia da solo visto che la legge non ci protegge.

  16. una società che non tutela,tanti fiorellini che a loro volta vorrebbero decidere di non dare la pena di morte a chi ha orrendamente offeso non un loro parente:una proposta:dopo un accurato processo che senza ombra di dubbio abbia accertato la consapevolezza perché non lasciare decidere quale pena al parente o ai parenti più prossimi della vittima? sarebbero messi tutti d’accordo!!

  17. Uno Stato civile e culturalmente ricco non può accettare la pena di morte. Neppure è questione di più o meno spiccata sensibilità religiosa. Si tratta di capire quale sia la funzione della pena. La pena deve essere considerata in funzione retributiva, ma nel senso che al colpevole si deve restituire il male compiuto obbligandolo a redimersi: insomma, lo si obbliga a recuperare il senso di una vita onesta. Anche se questa speranza rieducativa in taluni soggetti potrebbe essere un fallimento, tanta è la loro convinzione criminale, lo Stato ha il dovere morale di perseguire questa via a volte utopica. Non mi meraviglio di paesi non democratici che applicano la pena di morte, ma certo la meraviglia è estrema quando si parla degli Stati Uniti d’America. Un paese forte, di assoluta democrazia, ma che si perde – sembra impossibile ma è così – nella pena capitale. Tutto ciò è sintomo di una lacuna sociale, sotto il profilo culturale. Manca evidentemente nella mentalità comune la cultura del “dubbio”, che arricchisce l’Uomo ed il Giudice. Il diritto non è una scienza esatta e va vissuto ed interpretato con estrema cautela. Allora studiamo sistemi carcerari ancor più efficaci di quanto non lo siano quelli esistenti, procedure giudiziarie improntate al garantismo ed all’approfondimento probatorio, sistemi di utilizzo lavorativo dei detenuti per attutire i costi della pena, ma non abbandoniamoci a derive giustizialiste che sanno di spicciolo populismo. Dietro un processo incombe sempre il rischio di errore giudiziario, e l’estrema soluzione mai risolverà il problema eterno della criminalità.

  18. Egr. Alessandro C. condivido in parte la sua analisi che in linea teorica non suona male. Certmanente la pena capitale non risolverà il problema eterno della criminalità ma nemmeno il lassista sistema giudiziario che affligge il nostro Paese dove il diritto di redimersi dei colpevoli prevale di gran lunga sul diritto da parte delle vittime o dei familiari delle vittime di ottenere un’equa giustizia in base al reato commesso dall’imputato/a.
    Mi indigno davanti a sentenze e pene ridicole per persone che hanno ucciso od inferto tragiche sofferenze ad altre vittime innocenti.
    La propensione alla “redenzione” di detti personaggi non può cancellare ciò che è stato l’effetto della loro colpa e non può essere motivo per cui davanti a crimini efferati si possa essere lievi.
    Si è perso il triste conto di quelle persone che hanno visto l’assassino di un loro caro uscire dal carcere dopo pochi anni grazie a sconti di pena decisi in base a chissà quali meriti o contrizioni (forse diritto penale colabrodo): oltre il danno (permanente) la beffa.
    Ci vuole un sistema giudiziario più netto e privo di appigli per coloro che sono stati riconosciuti con certezza come colpevoli nella vicenda giudiziaria.
    Basta cavilli, basta “non era in grado di intendere e di volere”, basta “ha agito sotto l’effetto di sostanze stupefacenti”, basta spaccare il capello per trovare una scappatoia, un patteggiamento, una riduzione di pena.
    Si sbaglia = si paga. Punto.

  19. Augusto e Simo,
    le vostre parole confermano quanto ho già scritto: voi cercate vendetta, non giustizia; per certi versi è un sentimento comprensibile, ma un sistema non può essere fondato su decisioni prese sulla base dell’emotività di pochi.
    Abbiamo 2000 anni di storia del diritto alle nostre spalle e quali sono le vostre soluzioni? Farsi giustizia da soli o far decidere ai parenti? E’ veramente questo il risultato a cui siete approdati?
    Simo, tu dici che gli assassini non hanno rispetto per i diritti umani; hai perfettamente ragione, ed è questo che ci distingue da “loro”. Se si ammette l’omicidio giustificato dall’omicidio cosa rimane? la provocazione? E’ veramente solo la provocazione che può salvare la nostra coscienza? La realtà è che un sistema giuridico non può senteziare in base alla legge del taglione, nessuno può decidere della vita di un uomo, in nessun caso.
    Se si valicano questi confini, la strada che si presenta è pericolosa, ci sono culture che approvano l’uxoricidio in caso di tradimento o di disonore, o semplicemente concedono ad un padre il diritto di uccidere la figlia se questa trasgredisce gli usi ed i costumi che la sua religione le impone.
    Come giudichiamo casi come questi? Folli, è ovvio, ma nulla è più garantito se si accetta che la vita non è più un diritto indisponibile.
    Siate felici di vivere in un paese che, seppur pieno di problemi, garantisce il diritto alla vita senza eccezioni e non crediate che la possibilità di uccidere “legalmente”, sia un segno di forza, o, addirittura di civiltà.
    Se uccidere sulla bese di una sentenza emessa da uomini fosse moralmente ineccepibile, allora perchè lasciare un fucile caricato a salve (anche nelle altre procedure accadono circostanze simili) per consentire ai “boia” il beneficio del dubbio su chi abbia veramente sparato e chi no? Come giudicate questa ipocrisia di fondo? Un uomo è morto, ma tutti possono sollevare il dubbio su chi ne abbia effettivamente causato la morte.
    Ovviamente non ho tutte le risposte ed anch’io, come Max, penso che le procedure del processo penale in italia dovrebbero essere sostanzialmente riformate, ma la pena capitale non è e non sarà mai la soluzione a nulla.

    Una precisazione per Max: il pattegiamento, strano a dirsi, è una creazione del diritto americano, non del nostro, che’ stupidamente ha cercato di copiarlo. Ed è proprio il patteggiamento una delle prova dell’arretratezza del sistema giuridico Statunitense dove spesso i ricchi, grazie al denaro, riescono ad avere un trattamento diverso dai poveri.

  20. x Giuseppe
    Interessante la riflessione sul fucile caricato a salve che avrebbe dovuto, e dico “avrebbe”, avere il compito alleggerire il pesante fardello essere stato autore, seppur compartecipe, di un’esecuzione legalizzata, seppur di un soggetto talmente abietto da non poter essere paragonato nemmeno alla feccia più nera.
    Non penso che questo stratagemma del fucile a salve abbia cambiato di molto le carte in tavola dal punto di vista morale ed emozionale di quelle persone.
    Per quanto riguarda il patteggiamento, è vero, noi Italiani storicamente siamo stati spesso creatori di idee in molti campi e quasi mai dei buoni copiatori (come i Cinesi). Quando abbiamo copiato spesso lo abbiamo fatto in malo modo (vedi il patteggiamento) perchè fondamentalmente non ne siamo capaci ed abbiamo spesso importato ciò che di negativo c’era nel modello altrui.

  21. quanti falsi moralisti!!!!persone che uccidono, ammazzano, stuprano ecc. non devono assolutamente esistere!!!!ai moralisti chiedo: se capitasse ai vostri figli perdonereste?sareste così bravi?io onestamente NO bisogna essere sinceri o fare come da noi che chi commette crimini è fuori? ciao a tutti e smettetela di fare i moralisti ……SINCERITA’

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